Test Onimusha: Way of the Sword: Capcom colpisce ancora forte, TheGamer è conquistato!
9.0
Credit: Capcom

Test Onimusha: Way of the Sword: Capcom colpisce ancora forte, TheGamer è conquistato!

Fabian Fabian Lainé
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In breve

Onimusha: Way of the Sword si impone come un'alternativa rinfrescante ai soulslikes ristretti del mercato. Capcom abbandona lo stampo roll-block-parry per proporre un sistema di combattimento ricco dove parata, deflessione e Issen convivono in un vero fantasy da samurai. Una direzione artistica impeccabile, boss fight memorabili e pochi difetti: è probabilmente il miglior acquisto di questo inizio di stagione per i fan degli action-RPG.

Cercate un'alternativa ai soulslike che saturano il mercato dell'action-RPG? Onimusha: Way of the Sword è probabilmente il miglior acquisto che farete in questo rientro autunnale. A patto di amare i combattimenti alla katana nervosi e i boss fight che puniscono l'imprecisione, non la lentezza.

Per chi arriva nuovo: Onimusha è la vecchia saga Capcom che mescola samurai, demoni e azione in terza persona. Questo nuovo capitolo vi mette nei geta di Miyamoto Musashi, figura carismatica lontana dal solito samurai taciturno, che distribuisce il suo riso ai bambini affamati prima di fare a pezzi orde di demoni pochi minuti dopo. Il contrasto funziona a meraviglia.

Un sistema di combattimento che osa qualcosa di diverso

Il vero successo del gioco secondo TheGamer è rifiutare lo stampo soulslike imperante. Niente roll-block-parry generico qui: Onimusha propone la parata, la deflessione (che svuota una grossa fetta della barra di stamina nemica ma con un tempismo serrato), e soprattutto l'Issen, quella contrattacco da eseguire appena prima dell'impatto che uccide istantaneamente la maggior parte dei nemici comuni. Ogni opzione è una scommessa rischio/ricompensa. Il risultato: un vero fantasma da samurai, dove restare fermi in mezzo a un'orda ed enchainare le esecuzioni regala una soddisfazione rara.

I boss fight sono il vero piatto forte. Quasi tutti sono memorabili, con pattern che richiedono di comprendere l'ambiente e i punti deboli in tempo reale - alcuni scontri sfiorano quasi il puzzle sotto tensione. Capcom riutilizza alcuni boss, ma mai al punto da stancare, e il bottino legato a questi scontri giustifica visibilmente il fatto di rituffarcisi senza storcere il naso.

Sul piano della struttura, il mix tra mondo semi-aperto (base a Kyoto, missioni secondarie, potenziamenti) e livelli lineari molto scenografici evita l'insidia classica dell'open world che si dilata troppo. Un passaggio in stile horror sotterraneo, pieno di abomini, dimostra che Capcom sa ancora sorprendere visivamente - il RE Engine offre qui uno dei giochi più belli dell'anno secondo il giornalista.

I punti dolenti

Il sistema di assorbimento delle anime nemiche sembra spezzare un po' il ritmo: bisogna tenere premuto il grilletto sinistro in pieno combattimento per recuperarle, pena lasciarle potenziare l'avversario. È maldestro e stona rispetto all'azione fluida offerta dal resto del gameplay. I nemici base, invece, restano troppo passivi in piccoli gruppi - la difficoltà decolla davvero solo con i boss.

Se avete amato Nioh per l'esigenza ma il loot basato sulla fortuna vi ha stancato, oppure se Sekiro vi ha fatto venire il gusto della parata senza la sua esigenza soulslike totale, Onimusha: Way of the Sword spunta le caselle giuste, analizza TheGamer. Combattimenti gratificanti, messa in scena generosa, direzione artistica impeccabile: pochi difetti, e nessuno di essi intacca mai realmente il piacere di gioco.

Punti di forza

  • Sistema di combattimento ricco con parata, deflessione e Issen ad alto rischio/alta ricompensa
  • Boss fight memorabili e quasi tutti diversi nelle loro meccaniche
  • Direzione artistica e RE Engine ai massimi livelli, alternanza open world/livelli lineari ben dosata
  • Musashi, un protagonista carismatico che rompe gli stereotipi del samurai austero

Punti deboli

  • Assorbimento delle anime nemiche maldestro, spezza il ritmo dei combattimenti
  • Nemici base troppo passivi al di fuori degli scontri con i boss

Verdetto

Un ritorno in grande forma che dimostra come Capcom possa reinventare l'action-RPG senza copiare il soulslike.

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Siete tentati da Onimusha: Way of the Sword?

Domande frequenti

Onimusha: Way of the Sword è davvero uno soulslike?
No. Anche se condivide alcuni elementi (parata, raccolta di anime), il sistema di combattimento rifiuta volutamente lo stampo roll-block-parry abituale. Al contrario, hai parata, deflessione con tempismo serrato e soprattutto l'Issen, questo contrattacco che uccide istantaneamente la maggior parte dei mob.
Come funziona esattamente il sistema di combattimento?
Ogni opzione è una scommessa rischio/ricompensa: parare è sicuro, deflettere consuma molta stamina nemica ma con un tempismo più serrato, l'Issen uccide istantaneamente ma richiede una precisione massima. Devi anche gestire schivate e contatori ai grab.
Le boss fight ne valgono la pena?
Assolutamente. Quasi tutte sono memorabili, con pattern che richiedono di comprendere l'ambiente e i punti deboli in tempo reale. Alcuni combattimenti si trasformano quasi in un puzzle sotto tensione, e Capcom li riutilizza senza stancare grazie ai bottini variati.
Che tipo di giocatore dovrebbe evitare questo gioco?
Se ami i mondi aperti che si dilatano indefinitamente o se i piccoli gruppi di nemici troppo passivi ti annoiano, rischi di trovare il gioco irregolare. L'assorbimento delle anime può anche essere goffo nel pieno del combattimento.
Chi è Miyamoto Musashi in questo gioco?
Lontano dal samurai taciturno abituale, Musashi è carismatico e pieno di benevolenza. Distribuisce il suo riso ai bambini affamati prima di squartare orde di demoni qualche minuto dopo, questo contrasto funzionando a meraviglia.

Da ricordare

  • Il sistema di combattimento rifiuta volutamente lo soulslike ambiente e propone parata, deflessione e Issen per un gameplay variegato e incisivo.
  • Le boss fight sono il vero clou dello spettacolo, quasi tutte memorabili e simili a un puzzle sotto tensione.
  • Miyamoto Musashi non assomiglia al samurai taciturno abituale: carismatico, distribuisce il suo riso ai bambini affamati prima di squartare demoni.
  • Il mix di mondo semi-aperto a Kyoto e livelli lineari molto sceneggiati evita il classico inconveniente dell'open world che si dilata.
  • L'assorbimento delle anime nemiche rimane goffo e rallenta il ritmo, mentre i piccoli gruppi di nemici restano troppo passivi.

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